
Decreto censura Internet: procedura di infrazione della Commissione Europea contro l’Italia alle porte
dal sito di "Movimento Scambio Etico" di Paolo Brini
Il decreto Romani, definito anche “censura-Internet”, viola esplicitamente due Direttive e rappresenta un pericoloso precedente, all’interno dell’Unione Europa, che mira a bloccare lo sviluppo della società dell’informazione nonché a gettare sulle spalle degli intermediari un obbligo generale di controllo e l’onere della censura preventiva sui contenuti generati dagli utenti. ** **** **
Il cosiddetto decreto Romani avrebbe dovuto implementare in Italia la Direttiva 2007/65/CE concernente l’esercizio delle attività televisive. In fase di trasposizione, tuttavia, sono stati inseriti una serie di articoli che vanno oltre la portata della direttiva, che ne violano lo spirito, e che inoltre violano la Direttiva sul commercio elettronico 2000/31/CE.
Il decreto, che potrebbe essere definitivamente approvato già il 4 febbraio, stabilisce che i servizi “anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale” (art. 4.1 (a) ) devono richiedere un’autorizzazione al governo. Appare già da qui evidente la contraddizione con lo spirito della direttiva da implementare, che al considerando 16 dichiara che NON dovrebbero essere considerati servizi audiovisivi
i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse
Si tratta di un considerando ovvio ed essenziale sia per la compatibilità con il quadro legale europeo sia per non compromettere lo sviluppo della società dell’informazione. Se una piattaforma che ospita video, oppure un videoblog, dovesse soddisfare gli enormi obblighi burocratici e le spese per avere un’autorizzazione all’attività come fosse un’emittente televisiva classica, sarebbe messa nella condizione di non poter più operare. Il decreto tratta le piattaforme di video-sharing come se fossero delle televisioni con un controllo editoriale preventivo, senza tener conto che il 99% dei contenuti circolanti in Internet sono generati da privati cittadini.
Inoltre, essendo l’accesso a Internet uno strumento chiave per l’esercizio delle libertà fondamentali, come stabilito legislativamente dall’Unione Europea (art. 1.3a direttiva quadro del Telecoms Package), sottoporre piattaforme o comunque siti in cui il contenuto video è predominante ad un obbligo di autorizzazione generale pone serie questioni in merito alla libertà di espressione. Infine, una tale disposizione appare in contrasto con l’art. 4 della Direttiva 2000/31/CE:
Principio dell’assenza di autorizzazione preventiva 1. Gli Stati membri garantiscono che l’accesso all’attività di un prestatore di un servizio della società dell’informazione ed il suo esercizio non siano soggetti ad autorizzazione preventiva o ad altri requisiti di effetto equivalente.
Il decreto prosegue imponendo, de facto, agli operatori di monitorare tutto ciò che viene immesso nelle piattaforme al fine di rimuovere preventivamente eventuale materiale video illegale e/o di farlo a seguito di una segnalazione di un’autorità regolatoria (articolo 6), e prevede multe e sanzioni penali per coloro che non opereranno in questo senso. Impone cioè anche un obbligo generale di sorveglianza che rappresenta un peso burocratico enorme ma che soprattutto è tecnicamente impossibile da implementare: piattaforme come YouTube, Flickr, Daily Motion, Vimeo ecc. non potrebbero operare in Italia.
Il legislatore europeo, ben conscio di come un obbligo generale di sorveglianza per gli intermediari e una responsabilità sui contenuti degli utenti significherebbe la fine dell’Internet che conosciamo con la conseguente catastrofe per la società dell’informazione e quindi del mercato interno europeo, fin dal 2000 ha tutelato gli intermediari (ISPs, host, caching) stessi grazie alla direttiva sul commercio elettronico già citata, la quale stabilisce agli articoli 14 e 15: ** Articolo 14 “Hosting”
Gli Stati membri provvedono affinché, nella prestazione di un servizio della società dell’informazione consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non sia responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore:
a) non sia effettivamente al corrente del fatto che l’attività o l’informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l’illegalità dell’attività o dell’informazione, o
b) non appena al corrente di tali fatti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso.
Il paragrafo 1 non si applica se il destinatario del servizio agisce sotto l’autorità o il controllo del prestatore.
Il presente articolo lascia impregiudicata la possibilità, per un organo giurisdizionale o un’autorità amministrativa, in conformità agli ordinamenti giuridici degli Stati membri, di esigere che il prestatore ponga fine ad una violazione o la impedisca nonché la possibilità, per gli Stati membri, di definire procedure per la rimozione delle informazioni o la disabilitazione dell’accesso alle medesime.
Articolo 15
Assenza dell’obbligo generale di sorveglianza
Nella prestazione dei servizi di cui agli articoli 12, 13 e 14, gli Stati membri non impongono ai prestatori un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano né un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.
Gli Stati membri possono stabilire che i prestatori di servizi della società dell’informazione siano tenuti ad informare senza indugio la pubblica autorità competente di presunte attività o informazioni illecite dei destinatari dei loro servizi o a comunicare alle autorità competenti, a loro richiesta, informazioni che consentano l’identificazione dei destinatari dei loro servizi con cui hanno accordi di memorizzazione dei dati.**
In sostanza, la legislazione europea prevede che i contenuti (video o di altro tipo) debbano essere rimossi dopo la loro pubblicazione e solo nel caso in cui l’autorità giudiziaria dovesse stabilire che essi sono illegali.
Delegare, come vorrebbe il decreto, ad un’autorità regolatoria e/o all’intermediario stesso lo stabilire cosa è illegale e cosa è legale appare essere una porta spalancata alla censura e una chiara violazione del principio di separazione dei poteri, uno dei fondamenti essenziali di ogni democrazia.
“Questo decreto può rappresentare un serio ostacolo per la libertà d’espressione, perché esso potrebbe colpire e porre nell’impossibilità di operare quei blog che si stanno sempre più orientando verso i video, quali quelli utilizzati da Scorza, Grillo, Travaglio e tanti, tanti altri” ha dichiarato Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico, aggiungendo che “La diffusione virale dei contenuti video rappresenta un pericolo per il sistema di potere che confeziona le informazioni “impacchettandole” con le etichette che preferisce, al di là del reale contenuto che spesso nasconde o peggio stravolge”.
Un rappresentante della Commissione Europea ha dichiarato che sarà aperta una procedura di infrazione contro l’Italia (la direttiva 2007/65/CE avrebbe dovuto essere trasposta entro il 19 dicembre 2009 con relativa notifica alla Commissione) e ha sottolineato chiaramente che le piattaforme di video sharing non soddisfano la definizione di un servizio audiovisivo e pertanto, fintanto che esse non operano scelte editoriali, non devono ricadere sotto la legislazione nazionale. Ha inoltre confermato che il decreto è in palese violazione della direttiva sul commercio elettronico.
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Commenti
Dal Palladium Project alle leggi e leggine, peraltro spesso in aperta violazione con le costituzioni nazionali, senza contare della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Uomo (che l'Italia ha sottoscritto, assieme a molti altri paesi... ma non so se ridere o piangere di ciò!!!), la solfa è sempre la stessa: un esercito di piccoli imperatori ed aspiranti tali sono al perenne assalto delle ricchezze del mondo e del dominio totale sull'atrui esistenza. A parte le questioni è gli argomenti su cui, di volta in volta, si dibatte i filo conduttore è sempre lo stesso: una perenne rapina delle risorse e della vita altrui. Fino a che nel mondo intero non saranno garantiti a tutti, per diritto di nascita (visto che, fino a prova contraria, nessuno di noi decide di venire al mondo!), un monimo di cibo, acqua, sanità, istruzione di base ed una casa (che mai e poi mai possa in alcun modo essere tolta... mettere all'asta le case della gente per pochi euro o dollari di debito sembra essere diventato lo sport prediletto nel mondo civile (?)... fino a che questo non accadrà, sarà sempre guerra, a prescindere. Eppure basterebbe poco per fare questo e rimmarrebbe comunque tanto per riempire le tasche di questi demoni affamati. Ma la gente stessa bisogna anche che si sveglia. Se volete fermare il tetro futuro della Tv digitale "blindata" o il vincolo (dal sapore nemmeno troppo vagamente fascista) sulle altre forme di telecomunicazioni interattive, provate a chiudere la TV quando trasmettono il calcio o il Grande Fratello o, ancora, certe produzioni televisive oramai "grondanti" di violenza gratuita e che sembrano quasi inneggare alla stessa piuttosto che denunciarla. Piantatela di mandarvi messaggini idioti ed inutili... in quello stesso momento tre bambini nel mondo stanno morendo di fame o finiscono tra le grinfie di qualche vostro vicino di casa o collega di lavoro affamato di esperienze particolari.
Dal Palladium Project alle leggi e leggine, peraltro spesso in aperta violazione con le costituzioni nazionali, senza contare della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Uomo (che l'Italia ha sottoscritto, assieme a molti altri paesi... ma non so se ridere o piangere di ciò!!!), la solfa è sempre la stessa: un esercito di piccoli imperatori ed aspiranti tali sono al perenne assalto delle ricchezze del mondo e del dominio totale sull'atrui esistenza. A parte le questioni è gli argomenti su cui, di volta in volta, si dibatte i filo conduttore è sempre lo stesso: una perenne rapina delle risorse e della vita altrui. Fino a che nel mondo intero non saranno garantiti a tutti, per diritto di nascita (visto che, fino a prova contraria, nessuno di noi decide di venire al mondo!), un monimo di cibo, acqua, sanità, istruzione di base ed una casa (che mai e poi mai possa in alcun modo essere tolta... mettere all'asta le case della gente per pochi euro o dollari di debito sembra essere diventato lo sport prediletto nel mondo civile (?)... fino a che questo non accadrà, sarà sempre guerra, a prescindere. Eppure basterebbe poco per fare questo e rimmarrebbe comunque tanto per riempire le tasche di questi demoni affamati. Ma la gente stessa bisogna anche che si sveglia. Se volete fermare il tetro futuro della Tv digitale "blindata" o il vincolo (dal sapore nemmeno troppo vagamente fascista) sulle altre forme di telecomunicazioni interattive, provate a chiudere la TV quando trasmettono il calcio o il Grande Fratello o, ancora, certe produzioni televisive oramai "grondanti" di violenza gratuita e che sembrano quasi inneggare alla stessa piuttosto che denunciarla. Piantatela di mandarvi messaggini idioti ed inutili... in quello stesso momento tre bambini nel mondo stanno morendo di fame o finiscono tra le grinfie di qualche vostro vicino di casa o collega di lavoro affamato di esperienze particolari.
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